Sabato 7 maggio, ore 6:00, gambe e braccia depilate, sacca pronta, solita colazione, questa volta però non è la solita granfondo, in macchina non carico solo la bici, ho con me la muta e le scarpe da corsa.

A14 deserta, direzione Rimini, il mio primo triathlon sprint, al Chalenge di Rimini.

Lavorando tutti i sabati e quasi tutte le domeniche, la mia partecipazione alle granfondo in bici è ormai quasi nulla.

Mattina presto corsa, a volte in pausa pranzo piscina, la bici è la più trascurata, ma è la parte che mi preoccupa di meno.

750mt nuoto in mare, 20km in bici, 5km di corsa, questi i numeri del triatlon sprint.

Sono pronto, ma non ho idea di cosa mi aspetta.

Zona cambio studiata su youtube, preparazione materiali e transizioni provate solo nella mia testa.

Arrivo, scarico la bici e raggiungo zaino in spalla la zona cambio sul lungomare.

Atmosfera bellissima, giornata magnifica, gran movimento di atleti, super fisici, bici pazzesche e ruote ad alto profilo, deejayset a palla, mi piace essere qui ed ora.

Mi scrivono col pennarello il mio numero di pettorale sul braccio sinistro e sulla gamba destra, è già una soddisfazione.

Rastrelliera, mi guardo intorno e faccio quello che fanno gli altri, aggancio la bici, ripongo i materiali alla sinistra della ruota anteriore, casco e pettorale agganciato sul manubrio, scarpe da bici in terra slacciate, e dietro, le scarpe da corsa, un gel, una barretta, la borraccia, è tutto pronto, la mia postazione sarà li ad attendermi all’uscita dall’acqua.

Metto la muta, mi dirigo in spiaggia ed aspetto la mia batteria, l’ultima.

C’è fermento, devo partire in posizione defilata per evitare problemi.

E’ giunto il mio turno, passo sul tappeto, il chip che ho agganciato alla caviglia bippa, sono dentro, questo è il punto di non ritorno.

Raggiungo la linea di partenza in attesa dello start, ho i piedi sulla linea bianca, la posizione defilata è già stata dimenticata.

Start, si corre veloci, dietro ho una griglia che spinge, sento il fiato sul collo.

Corro fino a quando l’altezza dell’acqua me lo permette, ci siamo, mi tuffo, freddo, parecchio, acqua salata in gola, una tonnara, pazzesco, brutta sensazione, visibilità nulla, devo stare attento a non prendere calci da quelli davanti, dal fianco  arrivano bracciate, non sono preparato alla bagarre, tiro fuori la testa per orientarmi, provo a prendere il mio ritmo, mi concentro sul gesto, bracciata e respiro, bevo, bracciata e respiro, bevo, che casino, penso, rimani tranquillo, tra poco prendi la bici e poi corri, col cazzo che molli adesso.

Ci siamo, secondo giro di boa, si vede la spiaggia, altre bracciate, mi alzo, fermo il garmin, segna 16 minuti, buono, non avevo nessuna percezione di come stessi andando, sono soddisfatto, mi gira la testa.

Corsa lenta dalla spiaggia verso la zona cambio, sono scalzo, ma non sento sabbia, mattonato, niente, sono concentrato.

Inizio a sfilarmi la muta, arrivo alla rastrelliera, mi siedo in terra, metto calze e scarpe da bici, indosso il numero di pettorale sulla schiena e corro con la bici a mano fino alla fine della zona cambio.

Linea gialla, in sella, il freddo e l’acqua salata sono già un ricordo, adesso manubrio stretto,  testa bassa e produciamo endorfine.

Sono a mio agio, giù marce, agilità, sono a palla, raggiungo un gruppetto che viaggia veloce, mi accodo, rifiato, ci diamo il cambio, siamo sempre sui 40 orari, primo giro completato.

Il gruppo si sfalda, alcuni rientrano, era il loro ultimo giro, provo a mantenere la velocità in solitaria, scoppio poco dopo.

Vengo raggiunto da un altro gruppo, si accodano, si riparte col valzer dei cambi, i tre giri di bici passano veloci, ho spinto ma non sono esausto.

Si rientra, il garmin segna 35 minuti, quasi 37 di media.

Giù dalla bici, zona cambio, via il casco, il pettorale dalla schiena passa al torace, scarpe da corsa, linea gialla, start sul garmin.

Sono gli ultimi 5km, le gambe non girano, ho i polpacci inchiodati, vado a 5min al km, niente male.

Il mio obiettivo non è raggiungere e sorpassare, penso solo a mantenere il mio passo, a fare la mia corsa, sono già soddisfatto, mi godo ogni passo, ho lo sguardo alto, sono in modalità registrazione momenti piacevoli.

Al terzo km le gambe cominciano ad andare, scendo sotto i 5min al km, il deejayset spara la musica giusta, aumento il passo, ci siamo,  giro ed imbocco il rettilineo d’arrivo, eccomi sul tappeto rosso, fermo il garmin, segna 26 minuti, lo speaker mi saluta pronunciando il mio nome e cognome, la soddisfazione per aver preso parte a questa festa pazzesca è veramente tanta.

Grazie Challenge Rimini, ci rivedremo il prossimo anno, adesso punto un altro sogno con una scadenza, sempre multi disciplina, #wearetriathlon.

Annunci